Fino ad oggi, lo scaricare e condividere file protetti dal diritto d’autore era considerato un reato. Lo scenario, tuttavia, ora sembrerebbe destinato a mutare radicalmente, grazie ad una recentissima sentenza della Cassazione che, inaspettatamente, ha aperto la via per una “nuova” interpretazione del download di file da internet.
E cioè? Innanzi tutto, per la Cassazione il reato di duplicazione abusiva non può essere attribuito a chi in origine effettua il download, ma semmai a chi si è salvato il programma dal server per poi farne delle copie. Ma non è finita qui. Infatti, il reato deve essere escluso nel momento in cui la condotta degli autori non sia stata determinata da fini di lucro.
Ma a questo punto dobbiamo chiederci: quando c’è fine di lucro?
Sempre secondo la Cassazione il fine di lucro è quel fine di un guadagno economicamente apprezzabile o di incremento patrimoniale dell’autore del fatto. Inoltre, (e questo è davvero interessante) non è ravvisabile un incremento patrimoniale neppure nel mero risparmio di spesa derivante dall’uso di copie non autorizzate, a meno che (ovviamente) tutto ciò non sia collegato con un’attività economica.
Beh, davvero una bella svolta…

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