Ovvero: piccola prova comparativa dei tre (anzi quattro) più famosi programmi di virtualizzazione.

Ormai si sarà capito: mi piace sperimentare la virtualizzazione sul mio PC. Non è tanto una questione di interesse personale per questa tecnologia, quanto un’esigenza dovuta al fatto che nonostante ormai lavori stabilmente su Ubuntu, in certi casi mi è necessario utilizzare applicativi di Windows, che purtroppo con Wine non girano.

A fianco di VMWare Workstation e di VirtualBox, ho così installato il terzo “incomodo” dei programmi di virtualizzazione: Parallels Workstation.

Parallels è un programma commerciale, non open-source, che nella sua versione “Desktop” è diventato piuttosto famoso su piattaforma Mac, e che da qualche tempo è disponibile anche per Windows e Linux. Una licenza costa $49.99, ma è possibile testarlo a fondo (gratuitamente) per 15 giorni.
Stando alla pura teoria, Parallels presenta alcune peculiarità molto interessanti, che dovrebbero rendere le macchine “guest” molto più rapide e responsive rispetto ai suoi concorrenti. Le principali sono due:
- una tecnologia chiamata “HyperVisor”, che consente il controllo diretto di alcune risorse hardware della macchina host
- un’ottimizzazione del programma in modo da sfruttate le capacità di virtualizzazione hardware, già presenti su alcune CPU (come l’architettura Intel VT)

Incuriosito da tanto ben di Dio, mi sono gettato nella prova: l’installazione di Parallels va via liscia come l’olio (sul sito è già presente il file .deb per Debian/Ubuntu), e nel giro di pochi minuti stavo già installando Windows XP Professional SP2.
Una volta aggiornato completamente (tramite WindowsUpdate) il sistema operativo ospite, ho installato l’applicazione che avrei in seguito usato per comparare Parallels ai suoi “predecessori”. Sto parlando di Adobe Lightroom 1.2, un programma che ho necessità di usare e del quale non esiste corrispettivo per Linux.

Ecco, in sintesi, i risultati ottenuti, sulla mia macchina (un P4 2.4GHz con 2Gb di RAM):

Avvio di Windows:
VMWare Workstation 5.5: 1’30″
VirtualBox 1.5: 45″
Parallels Workstation 2.2: 1’46″

Lancio di Adobe Lightroom (apertura di una foto compresa, fino al momento in cui il cursore è “disponibile” per iniziare il ritocco):
VMWare Workstation 5.5: 35″
VirtualBox 1.5: 31″
Parallels Workstation 2.2: 50″

Non contento ho anche sostituito il costoso VMWare Workstation 5.5 con VMWare Server 1.04, che -come probabilmente sapete- è gratuito. In questo caso le prestazioni sono risultate:
Avvio di Windows: 2’35″
Lancio di Lightroom: 37″

Come potete constatare, per quanto riguarda la velocità di caricamento sia di Windows che di Lightroom, VirtualBox la fa decisamente da padrone, facendo risparmiare ben 45″ nel caricamento di XP sul costoso VMWare Workstation, circa un minuto su Parallels e quasi due minuti sul programma free di VMWare!
Un po’ meno marcate le differenze nel caricamento di Lightroom.

Non è tutt’oro quel che luccica però, purtroppo. Sia VirtualBox che Parallels, per ridurre la quantità di calcoli necessari e quindi “snellire” il procedimento di virtualizzazione usano un trucchetto nell’emulazione della scheda grafica: il programma ridisegna soltanto le parti di schermo che vengono modificate (ad esempio dall’apertura di una finestra, o del menu Start).
Questo causa dei vistosi problemi di visualizzazione, specialmente quando si utilizzano programmi di fotografia, come Lightroom, appunto.
In VirtualBox addirittura, in alcune circostanze, lo schermo non è stato ridisegnato nemmeno in punti dove l’immagine aperta in Lightroom era stata modificata tramite gli strumenti di fotoritocco integrati nel programma di Adobe. L’apertura dei files è risultata anche molto lenta in VirtualBox, cosa che negli altri programmi di virtualizzazione non si è verificata.

Come accennato più sopra, Parallels soffre dello stesso problema grafico, anche se in misura minore rispetto a VirtualBox. Ma i presunti vantaggi delle tecnologie di ottimizzazione citate ad inizio post, e che dovrebbero essere il punto di forza di Parallels, nella mia esperienza non si sono visti.

In definitiva, il programma che complessivamente meglio si è comportato è stato VMWare Workstation 5.5.
Certo il costo del programma “giustifica” le migliori prestazioni, che si sono manifestate soprattutto nella “fedeltà” del refresh video, che ha permesso di utilizzare Lightroom piuttosto fluidamente.

Se sulla bilancia mettiamo invece il costo, VMWare Server è un’ottima alternativa gratuita: è vero che ha prodotto dei pessimi tempi nell’avvio di XP, ma una volta aperto il sistema operativo, è il programma che (insieme al gemello a pagamento) consente un’esperienza di Windows più simile al “vero”.

Per concludere: sono tutti ottimi programmi di virtualizzazione, capaci di far girare la maggior parte dei programmi senza problemi.
MS Office e OpenOffice funzionano perfettamente su tutte le piattaforme, e così anche gli altri programmi che non necessitano di un refresh video troppo frequente.
Chi necessita di virtualizzare programmi complessi dal punto di vista grafico, dovrebbe però limitare la scelta ai due prodotti VMWare. Non che gli altri due siano inutilizzabili, ma a lungo andare generano un senso di frustrazione che sarebbe meglio evitare.