Innanzitutto urge una precisazione: non siamo spariti, ma come tanti, abbiamo una vita al di fuori del blog che in questo momento ci sta assorbendo parecchio, chi per le varie tesi, chi per nuovi lavori, chi per lavori vecchi dove c’è bisogno più impegno del solito. Ci sono persone là fuori che pretendono, non capendo che abbiamo di meglio da fare ;) .

Detto questo, ci eravamo lasciati settimana scorsa con un dilemma che mi stava logorando: come fare ad evitare di perdere tutto il mio archivio fotografico, essenziale per il mio equilibrio psicofisico? se ne erano dette diverse: dall’utilizzo di cubi costosi assolutamente autonomi, ad altri gadgets di dubbia qualità, addirittura googleando attraverso i feed RSS, avevo trovato personaggi incredibili disposti a spendere più di 1000$ per una serie di HD esterni collegati in rete. Qualcuno addirittura ha messo in una cassetta di sicurezza della banca gli hd direttamente.

Alla fine, grazie ai consigli ottenuti dai commenti di diversi utenti (grazie Fabrizio, Lore, l’immancabile Rebe), ho deciso di affidarmi ad una soluzione RAID, perché già possedevo un PC fisso con Ubuntu, perfettamente funzionante e senza schermo. Vuoi saperne di più? continua a leggere…

Come sistema operativo ho optato per Ubuntu Gutsy 7.10, con una normale procedura di installazione utilizzando la versione Desktop. Successivamente ho caricato il server SSH e VNC, dato che avrò a che fare con una macchina headless (wow ho imparato che così si chiamano i server senza schermo). Infine ho settato Samba per la condivisione di cartelle e stampante con sistemi Win.

Iniziamo con server SSH:

sudo apt-get install openssh-server openssh-client

perfetto. Ricordiamoci di aprire la porta 22 sul nostro firewall e router.

Ora il server VNC:

l’altra volta ho spiegato come effettuare un tunneling sulla 5900 con PuTTY per usare VNC su una connessione ssh protetta, dato che generalmente questo protocollo viaggia in chiaro, rendendo estremamente vulnerabile il sistema; vi rimando all’altro articolo per il settaggio di questa opzione. Per il momento funziona e mi sembra sicuro, se qualcuno avesse qualcosa da aggiungere siamo qui a disposizione.

Per evitare di inserire ancora alla cieca nome utente e pwd, ho installato un server VNC con sessione riesumabili, secondo questa guida. Ricordatevi di non abilitare il desktop remoto nativo di Ubuntu (Vino), per evitare problemi.

Bene, ora nel futuro sarò sempre in grado di accedere dalla mia intranet a questo pc, anche senza uno schermo.

Ora passiamo alla parte del backup.

raid1Il RAID permette di creare diversi tipi di configurazioni, avendo a disposizione almeno 2 HD. I tipi più comuni che vengono utilizzati sono sicuramente il RAID 0 ed il RAID 1; il primo permette di ampliare la quantità di spazio su disco fisso a disposizione, semplicemente “appendendo” un hd in fila all’altro, come se si trattasse di un’unica unità. Questo tipo di RAID non effettua alcun tipo di backup. Per le mie necessità ho utilizzato invece RAID 1, che permette di effettuare il mirroring di una unità su un’altra, copiando interamente ed il real-time il contenuto di un hd sull’altro. Non mi addentro nelle altre configurazioni perché certamente fuori scala rispetto agli obiettivi di questo post

In rete non c’è moltissimo come documentazione, soprattutto per chi come me non è ferratissimo in materia. In ogni modo qui trovate la guida migliore (grazie redice2k), che ho seguito quasi alla lettera. Per comodità mia e per rendere più rintracciabile su google questo procedimento in futuro, lo ripeterò anche qui sul nostro blog.

Partiamo.

raid_interno_pc

1) ho installato sulla mia motherboard una scheda Hamlet xsataci per avere i due ingressi SATA necessari che mi mancavano. Poca roba (20€ e vale questa cifra), però il suo dovere lo fa. Attenzione: questa scheda può funzionare anche come RAID, ma in realtà rientra nei cosiddetti fakeRAID, quindi carica tutti i processi sulla CPU del PC, con un possibile rallentamento generale.

2) ho inserito i due HD da 320gb (Western Digital).

3) installato gparted

sudo apt-get install gparted

4) creato una partizione ext3 su ciascuno dei due hard-disk (nel mio caso erano /dev/sdb1 e /dev/sda1)

5) per poter creare un RAID, il miglior programma per efficacia e facilità d’uso sembra essere mdadm:

sudo apt-get install mdadm

6) costruiamo il nostro array RAID:

sudo mdadm -C /dev/md0 -l1 -n2 /dev/sdb1 /dev/sda1

(in questo modo -Creiamo un raid in /dev/md0 di -livello=1 con -numero 2 device: sdb1 e sda1)

7) controlliamo che tutto vada bene:

sudo mdadm -D /dev/md0

8) ora come ora però l’array non ha un filesystem che ci permetta di lavorare, per questo usiamo

sudo mkfs -t ext3 -L NOME-DELLA-PARTIZIONE /dev/md0

9) creiamo la cartella nella quale avverrà il mount

sudo mkdir /media/RAID

10) dobbiamo fare in modo che questa partizione venga montata all’avvio, così apriamo il solito /etc/fstab:

sudo gedit /etc/fstab

e aggiungere questa riga:

/dev/md0 /media/RAID ext3 defaults 0 0

fileserver11) bene, ora montate l’unità ed il gioco è fatto! potete farlo anche tramite disk-manager, ottima utility per settare automaticamente le partizioni da montare in automatico all’avvio del sistema.

12) nota a margine: data la mia ignoranza, una volta montata la nuova unità corrispondente al RAID, scopro con piacere che non ho i permessi di scrittura; dalla regia mi fanno gentilmente notare che di default solo root può scrivere su queste nuove partizioni e che i permessi all’utente sono impostati in un secondo momento. Per risolvere questo problemuccio, è bastato battere nel terminale:

sudo chmod 777 /media/RAID

Detto questo, abbiamo un fileserver RAID che possiamo anche condividere in rete con sistemi Windows semplicemente indicando la cartella di mount tra i percorsi da condividere con Samba.

Geniale.

.: procedure mdadm (linuxinlife.wordpress.com) :.

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