L’effetto Orton

Conoscete l’effetto Orton?

Prende il nome da Michael Orton, il fotografo che per primo ha usato questa tecnica, nata originariamente per la pellicola, ma facilmente riproducibile anche in digitale.

Il risultato di questa tecnica è una fotografia con aspetto sfumato e atmosfera onirica.

La tecnica originale su pellicola (o meglio, su diapositiva) prevedeva di scattare, con l’uso del treppiede per tenere l’inquadratura esattamente uguale, due fotografie, una a fuoco e una fuori fuoco.
Lo scatto a fuoco veniva eseguito con una sovraesposizione di due stop, mentre quello fuori fuoco veniva sovraesposto di un solo stop. Dopodiché entrambe le dia venivano montate sulla stessa cornicetta, in modo tale che si sovrapponessero perfettamente, e il risultato era una fotografia con atmosfera sfumata, quasi impressionista.

Nella fotografia digitale questo effetto è riproducibile facilmente, con praticamente qualsiasi programma di fotoritocco, usando due possibili tecniche.

La prima ricalca perfettamente la tecnica su diapositiva, e prevede di scattare due immagini, sovraesposte come descritto più sopra. Si fa un’immagine con due layer, costituiti uno dal primo scatto e uno dal secondo (quello fuori fuoco) che deve essere messo in primo piano, con l’accortezza di scegliere “moltiplica” come “blending” (scusate se uso termini inglesi, ma io uso sempre programmi in inglese!).

Questa tecnica è però laboriosa e prevede di scattare due fotogrammi. Le possibilità del digitale però ci permettono di applicare lo stesso effetto usando un solo scatto, vantaggio non da poco in quanto potremo utilizzare questo sistema con qualsiasi immagine abbiamo mai scattato nella nostra vita. E dato che questa tecnica permette (a volte) di “recuperare” immagini leggermente fuori fuoco, potrebbe essere davvero utile.

Questa tecnica è piuttosto semplice:

  1. Si apre l’immagine
  2. Si duplica il layer di background. Questo nuovo layer lo chiameremo “A fuoco
  3. Creiamo un altro duplicato del layer di background, che chiameremo stavolta “A fuoco copia” (di solito questo nome viene dato in automatico dal programma di fotoritocco) che dovrà essere in cima a tutti gli altri.
  4. Modifichiamo il “blending” del layer “A fuoco copia” in “screen” (scolora).
  5. Selezioniamo il layer “A fuoco copia” e lo fondiamo al livello sottostante (in Photoshop si clicca col destro sul layer e si sceglie “Merge down”).
  6. Duplichiamo ora il layer “A fuoco” e rinominiamo la copia in “Sfuocato“.
  7. Nel menu filtri scegliamo Blur -> Gaussian Blur. A seconda della risoluzione dell’immagine che stiamo ritoccando, si dovrà applicare un valore di blur differente. Come falsariga tenete presente che dovete applicare uno sfocato tale che siano ancora riconoscibili le forme ma non i dettagli. Per una foto da 6.1 Megapixel come quelle che produce la mia D50 un valore intorno ai 16 è di solito ottimale.
  8. Cambiate il blending del livello “Sfuocato” a “Moltiplica”.

Ecco fatto! Ora non resta che modificare l’opacità del livello “Sfuocato” e/o applicare una modifica ai Livelli (o alle Curve) del livello “A fuoco“. Naturalmente si possono anche regolare altri parametri, come luminosità e contrasto, o il valore di blur impostato al punto 7, in modo da avere un risultato ottimale. Un buon risultato si ottiene anche applicando un filtro “sharpen” al livello “A fuoco“.

Non tutte le immagini si giovano di questo trattamento, ma sta a voi sperimentare e decidere quando e come applicarlo. Potete vedere centinaia di esempi di questa tecnica applicata, nel Gruppo di Flickr ad essa dedicata.

20 risposte a “L’effetto Orton”

  1. Grazie! Purtroppo come avevo detto a Freedreamer fin da quando mi sono proposto per collaborare, il tempo a disposizione è quello che è! Quando posso partecipo volentieri!

  2. Sto aspettando a scrivere l’articolo su Photoshop perché le ultime versioni di Wine hanno un baco per cui facendo certe cose scompaiono alcuni menu (in special modo il menu File e il menu Edit)! Appena scopro se/come si risolve la cosa procedo!

  3. Te possino!!! 😀
    Ho fatto tantissime prove e mi veniva sempre un risultato finale troppo “sparato” con le zone chiare troppo chiare… Stavo uscendo matto!
    Alla fine rileggendo per l’ennesima volta questo HowTo ho capito l’errore:

    “4. Modifichiamo il “blending” del layer “A fuoco copia” in “screen” (scherma).”

    Sbagliavo perchè leggevo solo tra parentesi… sceen non è scherma!!! E’ scolora!!!!!!!!!!!

  4. Mi spiace Spike! Come ho scritto nell’articolo io uso solo programmi in lingua “originale” e così ho tradotto i comandi che uso io ma senza la certezza che fossero corretti! Ora correggo subito il tutorial, grazie della segnalazione!

  5. Ma non basta fare semplicemente una doppia esposizione?
    Almeno nella mia macchina fotografica c’è questa opzione

  6. Certo, l’ho anche scritto:

    “Nella fotografia digitale questo effetto è riproducibile facilmente, con praticamente qualsiasi programma di fotoritocco, usando due possibili tecniche.

    La prima ricalca perfettamente la tecnica su diapositiva, e prevede di scattare due immagini, sovraesposte come descritto più sopra. Si fa un’immagine con due layer, costituiti uno dal primo scatto e uno dal secondo (quello fuori fuoco) che deve essere messo in primo piano, con l’accortezza di scegliere “moltiplica” come “blending” (scusate se uso termini inglesi, ma io uso sempre programmi in inglese!).”

    Anche se non so come funzioni esattamente la funzione della tua macchina fotografica. Ad ogni modo il tutorial si rivolge a tutti (anche coloro che non hanno funzioni avanzate nella loro macchina fotografica), ed è incentrato sull’ottenimento dell’effetto Orton utilizzando un solo scatto.

  7. ma soprattutto, chi mai si porta dietro il cavalletto ogni volta che fotografa? il mio praticamente non esce mai di casa, eccezion fatta se devo usarlo come stativo per il flash!

  8. Mah, io più passa il tempo e più lo uso.. per certe cose in effetti è fondamentale.
    Stavo anche infatti pensando di prendermi una testa panoramica (io per ora i panorami li faccio a mano libera e vengono abbastanza bene… però quelli notturni mi sono preclusi, con questo sistema!)

  9. Sì. Fondamentalmente è un piccolo treppiede dalle gambe flessibili, che possono adattarsi alle superfici più varie ed essendo parzialmente ricoperte di gomma, esercitano un attrito tale che anche nelle posizioni più assurde riescono a tenere in posizione la macchina. 🙂

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