Prova su strada: Lightzone 3.1 per Windows

logo lightzoneE’ passato più di un anno dalla recensione di un software assolutamente rivoluzionario che avevo additato come la ‘killer application’ in fatto di software fotografico, soprattutto perché veniva rilasciato anche per piattaforma Linux. Sto parlando di LightZone, arrivato alla versione 3.1. Acqua sotto i ponti ne è passata, purtroppo nelle varie release si è perso il porting proprio verso questo OS, con buona pace di tutti gli utenti (come me) che aspettavano qualche update nato sotto l’egida del free as a beer, che purtroppo non è arrivato.

Provare LightZone 3.1 è stato come provare un nuovo software rispetto all’ultima versione funzionante sul mio pc, la 2.2. Innanzitutto si è adeguato all’andazzo nerognolo degli ultimi bolidi della concorrenza; come al solito ribadisco che effettivamente le tinte scure contribuiscono ad una migliore visualizzazione dello spazio di lavoro, dando contrasto alle immagini e risultando sicuramente più riposante.

Il workspace è suddiviso in due: una parte con funzionalità di browser, una di editing. Nella prima troviamo l’albero delle directory a sinistra, uno spazio per le miniature (con informazioni sul rating ed altro), la finestra dell’anteprima dell’immagine, un riquadro dove è possibile assegnare punteggi ed alcune informazioni di base come metadati.

browser LZ 3.1

L’apertura delle anteprime è sufficientemente rapida, in più è possibile tramite dei comodi comandi ruotare l’immagine (anche se l’orientamento originale è letto direttamente dalle informazioni scritte originariamente dalla fotocamera), assegnarle un punteggio, cancellarla, oppure agire sulle miniature determinandone sia la dimensione, che l’ordinamento. Completano l’interfaccia alcune funzioni come stampa dell’immagine, invio per email, applicazione rapida di filtri di impostazioni create precedetemente come polarizzatori, bianco e nero, aumento del contrasto, ecc., sicuramente comodi per elaborare in batch pù immagini della stessa sessione fotografica: basterà salvare le impostazioni di editing fatto su una immagine, per poi applicarle alle altre.

Bene, ora vogliamo aprire un’immagine da elaborare, quindi basterà fare doppio click (premere il pulsante edit sulla foto) per entrare nella sezione di editing.

editing LZ 3.1

Lo spazio di lavoro viene quindi modificato: ora a sx avremo l’elenco degli stili precompilati, compresi quelli creati dagli utenti, al centro l’immagine e a dx la classica colonnona con tutti i controlli disponibili. A differenza degli altri software di editing RAW, LightZone aggiunge solo i controlli attivi a dx, una volta che siano stati attivati dalla pressione dell’icona corrispondente. Questo perché ogni controllo può essere aggiunto ad una singola area, in modo totalmente indipendente dal resto della foto.

Mi sono permesso di grassettare tutto perché è proprio questo il punto di forza di LightZone, per il resto sicuramente è un ottimo software, nonostante non abbia le stesse funzionalità di DAM che oggi sono particolarmente importanti. L’utilizzo delle zone permette quindi di trattare diversi bilanciamenti dei bianchi, curve di contrasto, colori, nitidezza, tutto come se stessimo lavorando su layer di Photoshop, con il vantaggio però di selezionare in maniera molto intuitiva le regioni che ci interessano.

bottiglia selezione LZ 3.1
La selezione delle regioni per l’editing è intuitiva e permette una buona precisione, grazie a tre strumenti diversi.
In alto a dx l’utilissimo tool di visualizzazione delle zone.

Per chi è cultore, sicuramente questo modo di procedere ricorderà Nikon Capture NX, esemplare che non ho mai considerato molto su questo blog, che permette di utilizzare dei punti di controllo legati alla scelta di un range di colori per modificare regioni di immagine. Magari se Nikon mi fornisce di codice 🙂 ci farò una recensione…

Tornando alle caratteristiche, devo dire che di strada ne ha fatta questo software. Una cosa che mancava assolutamente nella vecchia versione per Linux che avevo provato, era un controllo simile a quello presente in diversi convertitori RAW, con il quale modificare l’esposizione, WB, colore dell’input RAW. Già dalla versione 2.4 è presente “Raw adjustement” per sopperire a questo problema.

Come al solito, selezionando lo strumento di disegno delle aree, basterà cliccare sul controllo desiderato e cominciare a contornare ciò che vogliamo modificare. Il pezzo forte che permette di lavorare meglio con le zone, è sicuramente il riquadro in alto a destra che permette di selezionare facilmente le zone con tonalità simile, in modo da aumentare la precisione. Nella stessa posizione possiamo switchare (come sono odiosi questi finti inglesismi, eh?) per valutare l’istogramma, oppure navigare nell’immagine campionando i colori di cui abbiamo bisogno.

barra LZ 3.1
La barra di editing, da qui si controllano sia le regioni che altre interessanti caratteristiche, come il proofing dei colori

Altra caratteristica legata ai controlli che ho piacevolmente notato, è la possibilità di applicarli selettivamente solo ad alcuni range di colori, scelti direttamente pescandoli dall’immagine, oppure selezionando da tonalità predefinite. Questo permette per esempio di aumentare la saturazioni o la vibranza solo di determinati colori, senza influenzare il resto.

Molta pubblicità viene fatta anche allo strumento Relight, in grado di modificare luci ed ombre per riguadagnare un po’ di range tonale che le fotocamere normalmente non possono riprodurre.

stacking LZ 3.1Compatibilità: ricordiamo una cosa essenziale, soprattutto per chi non ha letto il primo articolo, LightZone è un software che lavora sulle immagini in maniera non distruttiva, questo vuol dire che tutte le informazioni sull’editing effettuato non vanno a modificare il file RAW originale, ma bensì sono salvate all’interno di un file jpg+lzn dal quale potrà essere ricavata in seguito la conversione dal file originale come meglio preferiamo! Come Adobe Lightroom, gli sviluppatori hanno preferito raggruppare in stack le immagini legate allo stesso file RAW, migliorando quindi la visualizzazione e l’ordine all’interno del browser.

Da aggiungere, e qui davvero potrebbe esserci l’applauso, la compatibilità con Lightroom: basta impostare dentro il programma l’export verso LightZone e modificare, migliorare, editare ciò che si vuole; nel menu File basterà selezionare Save to Lightroom per fare in modo che venga aggiornato il file originale nel database con tutte le modifiche!

Conclusioni:

LZ è sicuramente ancora sulla cresta dell’onda in fatto di tecnologia. Lo dimostrano i risultati ottenibili sotto il profilo di velocità di elaborazione, risultati dell’editing e integrazione non solo con altri programmi, ma anche con una gestione attenta al proofing dei colori, quindi adatto anche ad ambienti più professionali. Il sistema di selezione di aree di immagine è ancora all’avanguardia e destinato solo a migliorare e a diventare uno standard anche per altri futuri software. A voler ben vedere, una review non è mai completa senza una panoramica dei problemi o svantaggi di un dato software: di sicuro la parte di browsing e di gestione dei metadati va un po’ rivista, nonostante si vedano i passi avanti. D’altro canto, come supporto ad un altro sistema di Digital Assets Management funziona egregiamente, e non vedo che necessità ci sarebbe di creare altri doppioni identici di altre software house ormai iperspecializzate.

posso solo dire, senza però voler aprire un polemica inutile, che ci manca una versione free per linux, visto il panorama in rivoluzione nel mondo del software commerciale che si sta aprendo verso le comunità di utenti. Certo, nessuno aveva mai promesso nulla, in fondo anche loro devono campare, ma io, un po’, ci avevo sperato.

Ultima nota (e una richiesta per gli sviluppatori, se mai leggeranno): non è che inserite la possibilità di una identity plate personalizzata, per sostituire il logo di LZ?

Piccolo video:

Se volete vedere le foto per compararle, andate a questo link.

ciauz!

Sito produttore: http://www.lightcrafts.com

Piattaforma: Windows, Mac

Prezzo: 187 € (versione Full, completo di multi-editing e batch), 112.65 € (versione Basic, manca di alcune caratteristiche)

9 risposte a “Prova su strada: Lightzone 3.1 per Windows”

  1. Lightzone è veramente ottimo, e lo uso spesso su Linux (l’ultima versione rilasciata).
    Devo dire però che quando mi devo dedicare a sessioni intense di ritocco preferisco lavorare su Winzozz, dove il mio software di default è Nikon Capture NX.
    Come hai già scritto nell’articolo, la funzione “punti colore” di NX è assimilabile alla scelta delle zone di LZ, ma a mio modo di vedere, molto più immediata (intesa come tempi di realizzazione), anche se più limitata negli strumenti utilizzabili.
    Ultimamente ho testato molto anche Lightroom e DxO Optics Pro, che sono molto simili (anche se DxO ha un fantastico controllo delle distorsioni ottiche) sia come impostazione grafica, che come workflow. Entrambi sono non-distruttivi, a differenza di Nx che agisce sul file in modo definitivo (tranne sui RAW, nei quali si può sempre “revert to original”)

  2. bhè.. certo… è l’unica cosa che manca all’interfaccia per essere scambiato per lightroom…. 😐

  3. mmm.. non so usare i tag e ho scazzato 😀 😀

    La mia risposta si riferiva a:

    “Ultima nota (e una richiesta per gli sviluppatori, se mai leggeranno): non è che inserite la possibilità di una identity plate personalizzata, per sostituire il logo di LZ?”

  4. @ Sciamano: diciamo che nikon capture non l’ho mai usato molto, questo perché all’inizio è sempre stato un po’ troppo lento per problemi di programmazione. In generale tendo sempre a non modificare troppo le immagini (a parte colori, toni, ecc) ma più per una questione culturale che altro… effettivamente il futuro è poter fare questo tipo di modifiche, un po’ come si faceva coprendo e scoprendo le parti di carta che dovevano prendere più o meno luce dal proiettore in camera oscura….

    @ Spike: assolutamente vero, si assomigliano molto…fai conto però che lo stesso lightroom, rawtherapee, bibble, assomigliano come interfaccia a Aperture… ci sarà un perché? 🙂

  5. @Mauro: Capture NX era lentissimo nella versione 1.0 e infatti non lo usavo neanch’io, continuandogli a preferire Capture 4. Anch’io tendenzialmente cerco di non ritoccare troppo le immagini, ma in certe circostanze il cambiamento è necessario, e cambia totalmente il feeling del risultato finale. Io “culturalmente” come dici tu, tendo a voler rappresentare la realtà con le mie fotografie, per cui molto spesso mi trovo nella situazione in cui la mia foto, così come esce dalla fotocamera, non è assolutamente simile a ciò che avevo fotografato, in termini di colore, contrasto ecc.. In questi casi il fotoritocco è per me imprescindibile, e Capture NX con i suoi punti di controllo è veramente fenomenale.

  6. no no mi sono espresso male, sono perfettamente d’accordo con te, solo che sto entrando ora nell’ottica che a volte c’è necessità di ritoccare un’immagine che ha delle potenzialità non ancora esplose!

  7. Secondo me il fotoritocco è necessario, nei limiti della decenza. Non amo molto quelle foto artificiose che “puzzano” di photoshop da chilometri di distanza… 🙂
    Ho poi notato sulla mia pelle che ciò che su monitor sembra fantastico, spesso stampato fa schifo (sappiamo bene i motivi…) per cui il ritocco esasperato -a meno che sia finalizzato esclusivamente alla visione su schermo- può essere deleterio.

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